Fottendomene allegramente della follia collettiva pre-natalizia caratteristica - in particolar modo - degli ultimi anni, anzi nemmeno augurando buone feste perchè queste raramente lo sono, pubblico un video scovato nei meandri della rete, assolutamente avulso sia dai temi solitamente trattatti in questo blog, sia dal sacro che dovrebbe invece permeare i giorni correnti. Un abomino di cui chiedo anticipatamente scusa all'autore di The Haunter of the dark, e (da buon filo-cattolico quale sono, più filo che cattolico) all'Autore Sommo di tutte le cose.
Trattasi di un'amorevole video-canzonetta che a mio avviso meriterebbe il primo posto in tutte le hit-parade del mondo (ascoltare per credere) e di cui mio malgrado ignoro l'autore.
Sarei lieto, non sapendo la lingua francese, che qualche buonanima ispirata (magari dal grande maestro H.P.L.) ne traduca per intero il testo.
Per chi non conosca l'identità di Laure Manaudou, suggerisco tre semplici passi:

  1. Copiare il suddetto nome in qualsivoglia motore di ricerca, preferibilmente Google
  2. Avviare la ricerca
  3. Istruirsi con tenacia ed impegno Kantiano in merito a codesta futura erede spirituale di Rita Levi Montalcini

 

RaffaeleDori @ 17:38 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 04 dicembre 2007 | in : immagini, attualità, freaks, kalem club, mortalmente consigliati

nonciclopediaE' arrivata la versione demenziale della Wikipedia. Un progetto tutto italiano, molto curato dal punto di vista grafico, irresistibili i contenuti.

Per farvi capire di cosa sto parlando vi dò un assaggio delle pagine dedicate a due voci che prima o poi tutti i lettori di THOTD hanno consultato sulla wiki.

LOVECRAFT

Howard Phillips Lovecraft (pseudonimo di Harry Potter Lovecraft) è un tossicodipendente cazzaro che vagava senza meta nel New England dei primi anni del novecento. Nonostante ciò - però - era in grado di installare Linux Ubuntu pure sulle teste-a-pera. Ha ispirato moltissimi scrittori di fantascienza tra cui Stephen King,Dostojesky ma soprattutto Charles Bukowski completamente debitore a Lovecraft(leggete Storie di Ordinaria Follia e noterete molti punti in comune con lo stile di Lovecraft è infatti chiaramente ispirato al suo libro più celebre Le Montagne Della Follia). Lo stile di Lovecraft è piuttosto scorrevole spensierato e di facile lettura,le storie di Lovecraft parlano di vita quotidiana ossia invasioni aliene,strani avvenimenti,presenze diaboliche all'interno di cimiteri,case stregate,apparizioni,sparizioni viaggi allucinogeni,morte,catastrofi naturali,viaggi nel tempo e nello spazio... (continua)

CTHULHU

Cthulhu, da bambino, veniva preso in giro da tutti gli altri dei. Zeus gli diceva che era grasso come Giuliano Ferrara (ed era vero), Allah che era brutto (ed era vero), Nyarlathotep che ce l'aveva piccolo (non so, non ho mai provato né intendo farlo), Belzebù che si faceva un sacco di seghe con tutti quei tentacoli(ed era vero), insomma, non lo lasciavano proprio stare. Allora il povero, piccolo Cthulhu, che tanto piccolo non era, andò a costruirsi una casa, e la chiamò R'lyeh. Allora Odino, che passava di lì, guardò il posto e gli disse: "O Grande Cthulhu, ma che nome del cazzo è R'lyeh? E poi, che nome del cazzo è Cthulhu? Ma vaffancthulhu, va'!" Questo episodio, narrato nel Necronomicon, il Libro dei Nomi dei gay, che tra le altre cose elenca appunto i nomi di tutte le celebrità omosessuali del mondo, ci insegna varie cose: 1.Che R'lyeh e Cthulhu sono nomi del cazzo anche secondo gli dei, 2.Che anche tra le divinità si sviluppa il bulllismo, 3.Che Arnold Scharzenegger in realtà è gay (c'è scritto nel Necronomicon) 4. L'origine della diffusissima espressione "Ma vaffancthulhu, va'!", (continua)

 

TheHaunter @ 10:30 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 22 novembre 2007 | in : recensioni, racconti, mortalmente consigliati, nere speranze

 

premio-carver

 

Chi è un po' addentro le vicende della narrativa d'autore sa che il Premio Carver è un occasione importante per lanciare giovani scrittori emergenti e portarli all'attenzione dell'editoria con la E maiuscola.

E' di questa mattina la notizia dell'assegnazione del premio di quest'anno e il vincitore è un amico nonché un assiduo collaboratore di questo blog, uno che macinerà molta strada. Il suo nome, segnatevelo sulla penultima di copertina del necronomicon, è

RAFFAELE DORI

TheHaunter @ 10:49 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 01 novembre 2007 | in : video, comics, gdr , mortalmente consigliati

Oggi si apre la tradizionale rassegna di Lucca dedicata al fumetto. Esiste dal 1966! E dal 1993 si occupa anche di giochi di ruolo e giochi di carte. L'edizione di quest'anno dura 4 giorni, ospiterà più di 400 standisti provenienti da mezzo mondo, migliaia di metri quadri di esposizione, giornalisti a centinaia, eventi, live e appuntamenti a stufo. Dal 2001 c'è anche un museo del fumetto.

Ma questi sono solo dettagli, la cosa davvero IMPERDIBILE è il video promozionale! Spassosissimo e geniale!!!

        

Per chi vuole avere qualche informazione in più o non vuole assolutamente farsi scappare l'edizione di quest'anno  luccacomicsandgames

TheHaunter @ 09:13 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, 25 ottobre 2007 | in : testimonianze, video, cartoon, freaks, mortalmente consigliati

Il più grande dispiacere di HPL non è stato quello di morire giovane, senza un quattrino, mangiandosi il fegato perché la sua arte non otteneva i meritati riconoscimenti. 

La verità è che HPL si agita ancora nel rimpianto perché non ha mai potuto vedere questo show degli anni '70.

Sha-la-la! Sha-lalala! Sha-la-la! Sha-lala-laaaaa!

 

TheHaunter @ 09:37 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, 20 ottobre 2007 | in : recensioni, mortalmente consigliati

Due amiche entrambe studentesse, Marie e Alex, si recano a casa della famiglia di quest'ultima in mezzo alla campagna francese, per studiare in tranquillità. Una volta giunte verso l'imbrunire nella residenza dei Sorais, una villa rurale di ampie dimensioni, Marie viene fatta sistemare nella stanza degli ospiti. E' tardi e tutti vanno a dormire, tutti tranne Marie, che non riesce a prender sonno. Ad un tratto, proprio nel cuore della notte, un misterioso e corpulento individuo con indosso una sporca tuta da lavoro, arriva davanti all'abitazione con un vecchio furgoncino, suona il campanello e fa strage di gran parte dei Sorais. Si salveranno al massacro solo Marie ed Alex, la quale verrà rapita dal pazzo omicida. L'amica tenterà quindi di avvisare la polizia, dando così inizio al film che, tra un colpo di scena e l’altro, ci porterà sino allo scioccante finale.

La pellicola è diretta dal giovane Alexandre Aja che, assieme a Grègori Levasseur ne scrive anche la sceneggiatura. Haute Tension è il suo terzo lungometraggio dopo Over the Rainbow (1997) e Furia (2000). Gli attori principali sono le due ragazze, Marie (Cècile de France) e Alex (Maiwenn Le Besco), quest’ultima vista anche in Leon e Il quinto Elemento, entrambi di Luc Besson. Da segnalare il reparto effetti speciali affidato niente meno che al nostro Giannetto De Rossi, famoso per aver curato numerose pellicole, horror e non, tra cui molti dei lavori del grande Lucio Fulci. De Rossi è noto per creare degli ottimi effetti impiegati in sequenze efferate di estrema violenza, e in Haute Tension ne sono presenti alcune davvero disturbanti. La componente splatter non è infatti onnipresente nei 90 minuti circa della pellicola, ma quando c’è si fa sentire eccome in modo veramente esplicito. La colonna sonora, seppur abbastanza minimale è più che azzeccata, con percussioni tribali e suoni ripetitivi che accompagnano molti momenti in cui la tensione è a livelli altissimi.

Il killer, che fa la sua comparsa sin dalle prime sequenze, è un uomo di mezza età, un personaggio molto scaltro e implacabile; un misto tra Jason Voorhees e Terminator. Si tratta chiaramente di un folle con turbe sessuali ed è estremamente freddo e violento nelle sue uccisioni. La sua metodicità quasi senz’anima non può che farci venire in mente la parola "mattatoio" e l’atmosfera di lavoro meccanico che ne deriva. Il furgone del pazzo criminale è malandato e nero, molto simile a quello di Jeepers Creepers. Un feroce assassino che aggredisce delle persone in un posto isolato non suona assolutamente come una novità, ma è lodevole come Aja riesca a non far sentire mai allo spettatore il sapore del già visto, anzi, in molte sequenze dove ci sembra di sapere già con certezza quello che succederà, accadrà esattamente il contrario. Il regista adotta infatti un intelligente lavoro di stravolgimento delle aspettative basandosi proprio sui cliché classici dello slasher movie, deviandoli o contraddicendoli. Haute Tension significa "alta tensione", un titolo semplice ma comunque perfetto per delineare appieno il proposito principale che vuole raggiungere Aja, la tensione appunto. Il film tiene sulle spine dall’inizio alla fine e la violenza inaudita di alcune scene tende a togliere ogni resistenza dall’immedesimarsi nelle vittime. Questa recente (2003) produzione Francese della Alexandre Films in collaborazione con la Europa Corp., segna senz’altro un buon traguardo nel panorama Europeo e ancora una volta il cinema Francese crea un buon prodotto. Speriamo che l’Italia prenda esempio. Per quanto riguarda la distribuzione, al contrario del resto dell’Europa, nel nostro paese ancora non vi è traccia; si tratta però di un film recente e non si sa mai che prima o poi possa arrivare nei nostri cinema, o almeno in edizione home video. Speriamo, perché Haute Tension è un film da non perdere!
Curiosita': lo spietato assassino è interpretato da Philippe Nahon, classe 1938, il quale ha recitato in più di ottanta film per la maggior parte di produzione Francese, tra cui L’Odio di Kassovitz, in cui interpreta un ispettore di polizia.

Citazione:

"Je ne laisserais personne se mettre entre nous"

http://www.splattercontainer.com/view_recensione.php?ID=304

RaffaeleDori @ 17:16 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
lunedì, 15 ottobre 2007 | in : recensioni, immagini, comics, kalem club, mortalmente consigliati

courttpb

Ebbene sì, anche il guru del fumetto indipendente inglese, il padre di V for Vendetta e Watchmen, l'autoproclamatosi mago, il cantautore, il romanziere, l'attore teatrale e tutte le altre reincarnazioni, è un grande estimatore dell'opera di HPL e ha dedicato almeno un racconto ai miti. Racconto che qualcuno ha pensato bene di trasformare subito in un fumetto. Il risultato è una graphic novel della Avatar che promette molto bene (in Italia è pubblicato dalla Magic Press). La sceneggiatura è curata da Antony Johnston (disegni di Jasen Burrows) ma l'ombra di Alan Moore (coinvolto come supervisore) aleggia su tutto il progetto.

TheHaunter @ 19:38 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
giovedì, 11 ottobre 2007 | in : recensioni, immagini, comics, freaks, mortalmente consigliati

AlanMoorebyBryanTalbot

TheHaunter @ 13:42 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
martedì, 25 settembre 2007 | in : recensioni, mortalmente consigliati

Chissà se De Palma dopo aver visto i primi minuti di Sin City si è convinto che Josh Hartnett fosse la faccia giusta per il suo Black Dahlia; certo è però che il regista del New Jersey (reduce dall'insuccesso di "Femme fatale") ha deciso per un quartetto di attori (oltre al sopraccitato, Aaron Eckhart, Scarlett Johansson e Hilary Swank) che avessero la faccia abbastanza pulita da poterla sporcare di fango come l'omonimo libro di James Ellroy pretendeva che fosse.

Siamo insomma dalle parti di L.A. Confidential, il più famoso finora dei romanzi scritti da Ellroy e poi portati sul grande schermo. Anche qui due poliziotti, anche qui un gioco di rimandi, di personaggi prima accantonati e poi ripresi, di "femmes fatales", di soldi che spariscono e pallottole che partono da non si sa dove e di un climax crescente che accumula suspance e mistero fino all'ultima inquadrature. Solo che stavolta però il legame con le immancabili vittime è più morboso: Ellroy ha scritto il libro pensando all'omicidio della sua amata/odiata madre avvenuto quando era ancora giovane (non è infatti casuale la battuta rivolta al protagonista "Non mi sparerai mai. Non dimenticare a chi assomiglio. Perché quella ragazza…quella poveraccia morta…lei è tutto ciò che hai).

Nel tradurre il tutto sul grande schermo De Palma però non si limita a rievocare le atmosfere e ad accompagnare una narrazione, quella del libro, comunque molto cinematografica. Il suo linguaggio pretende un'unione dei due aspetti e così si impegna ad impregnare di significati ogni scena o semplice fotogramma del proprio lavoro. In questa comunità dove tutto è corrotto, in cui le stesse fondamenta delle case sono fatte di cartapesta, ogni personaggio nasconde la propria colpa. Nessuna tenda rimane bianca, neppure Bucky la cui "fortuna" proviene, nonostante tutto, da un incontro di boxe perso appositamente. Concetti sintetizzati (soprattutto) nella scena del ritrovamento del cadavere di Elizabeth Short che De Palma costruisce il fulcro centrale del proprio film. In questo lungo piano sequenza che tanto ricorda l'Orson Welles di "L'infernale Quinlain", abbiamo l'unione delle due storie che incrociandosi caratterizzeranno tutto il resto della narrazione. E così l'efferato omicidio dell'aspirante attrice si lega alla sparatoria che i due protagonisti intraprendono con due tizi di colore davanti ad un motel.

Lezione di regia, ma anche e soprattutto omaggio verso il genere noir. Black Dahlia è tutto questo: è il citare la Rita Hayworth protagonista di tanti film degli anni '50, è la scelta di nomi per i personaggi (dall'Emmett che ricorda lo scrittore pulp Hammett alla Key Lake variazione dell'Hitchockiana Veronica Lake di "Rebecca"), è il ricordo di "Blu dalia" (anch'esso con Veronica Lake) e il cadavere nella fontana di quello Scarface prima di Hawks e poi dello stesso De Palma. E'sua poi la voce fuoricampo dei filmini in cui i sogni e le disillusioni di Elizabeth Short trovano vita, ricordo e monito di quanto sotto le luci della magica Hollywoodland si rischi di trovare il rosso del sangue ed il nero della cronaca.

http://filmup.leonardo.it/theblackdahlia.htm

RaffaeleDori @ 17:44 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
martedì, 31 luglio 2007 | in : recensioni, mortalmente consigliati

Alla periferia di Bucarest c'è una casa nella quale vive una giovane coppia. Lucas e Clementine si amano e vivono felici…finchè una notte cominciano a sentire strani rumori, vedere luci intermittenti nel giardino e si rendono conto di non essere soli. Chi si cela nell'oscurità? La coppia è davvero in pericolo o si tratta di uno stupido scherzo? Col passare dei minuti il mistero si dipana, ma riusciranno i due giovani a vedere l'alba?
Incredibile a dirsi, oggi è ancora possibile spaventare a morte il pubblico cinematografico, avvezzo e forse asettico di fronte anche alla scena più truculenta possibile, senza dover far versare (quasi) nemmeno una goccia di sangue. Questo "miracolo" riesce ai talentuosi autori di Them, film-fenomeno francese, che senza ricorrere a sequenze splatter od omicidi più o meno efferati, fa davvero paura. Tutto è minimale nella messa in scena: la location, il numero di attori, la durata, evidentemente, bastano le idee e una buona tecnica, elementi che qui non difettano di certo.
Il senso di immedesimazione con i due poveri protagonisti, ostaggi della loro casa, diventata una vera e propria trappola, è totale, l'utilizzo della camera a mano permette allo spettatore di vivere in prima persona le loro angoscianti vicissitudini. Il finale, drammatico ed emozionante, chiude un cerchio perfetto. David Moreau e Xavier Palud, i registi, già assoldati per dirigere il remake di The Eye e anche di questa loro illuminante opera, utilizzano strumenti datati ma sempre efficienti per creare tensione, cui si aggiunge poi una colonna sonora discreta ma capace di far sobbalzare sulla sedia quando serve.
Il fatto che la trama sia ispirata a una storia vera, rende l'intero film ancora più terrorizzante di quanto già non siano i settantasette, tiratissimi, minuti, nei quali i registi condensano un vero e proprio distillato di tensione e suspence che al cinema non si vedeva da tempo.
Dopo anni di atroci produzioni "teen" americane e pellicole orientali dall'altalenante qualità, tocca alla vecchia Europa rilanciare un genere caduto in disgrazia e Them assolve questo compito in maniera esemplare. Da non perdere.
(Riferimento pagina: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=46897)

RaffaeleDori @ 15:53 | commenti (4)(popup) | commenti (4)